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La montagna ribelle, che libera la mente.

1 giorno fa
Tempo di lettura: 1 min

Ho camminato attorno al Kailash, ho attraversato varie volte il Bhutan dove le nevi perenni non possono essere calpestate, ho meditato davanti al Machhapuchhare. Ho seppellito le ceneri di mia madre 10 metri sotto una vetta Himalayana, e accucciato sui ramponi, immaginavo gli dei che la attendevano più su, dove io portai solo la fantasia.  

Calpestare una vetta non rende più forti. Rende più forti il coraggio di non farlo. Lasciare che una montagna, almeno una, resti terra incognita è un gesto scandaloso: siamo bloccati in un tempo in cui Messner parla ancora di “élite della montagna” e in cui si usa ancora il verbo “conquistare”, come i nobilastri britannici che nel XIX° secolo piazzavano l’Union Jack su vette continentali. 

Il mondo è spolpato dall'ego bulimico del consumismo, e l’alpinismo di conquista ormai ne è complice. Il Monveso di Forzo è un prezioso controesempio: una montagna, un’integrità e un mistero. 

L’11 Ottobre il Monveso accoglierà chiunque abbia un cuore abbastanza grande da comprenderlo. 

 
 
 

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©2020, Guido Freddi. 

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