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Caffè, cammino e consapevolezza: l’energia non è ancora presenza


Un articolo di Anahad O’Connor pubblicato il 2 luglio 2026 sul Washington Post, intitolato 4 surprising (and evidence-based) health benefits of drinking coffee, riassume alcune delle associazioni più solide emerse dalla ricerca sul consumo abituale di caffè. Accanto ai possibili benefici per il fegato, al minor rischio di diabete di tipo 2 e alla riduzione del rischio di sviluppare la malattia di Parkinson, l’articolo presenta un risultato particolarmente interessante per chi si occupa di cammino: nei giorni in cui bevevano caffè, i partecipanti a uno studio sperimentale compivano mediamente circa mille passi in più. (The Washington Post)

Lo studio, pubblicato nel 2023 sul New England Journal of Medicine, aveva seguito cento adulti sani attraverso dispositivi indossabili, alternando giorni nei quali veniva consumato caffè contenente caffeina e giorni di astensione. Nei giorni con caffè, i partecipanti camminavano in media circa un chilometro in più. Gli autori osservavano che un incremento quotidiano di mille passi è associato, negli studi epidemiologici, a riduzioni significative della mortalità. (The Washington Post)

Non significa che il caffè sia una medicina né che bere più caffè produca automaticamente salute. Molti dei benefici descritti derivano da studi osservazionali, nei quali è difficile separare completamente l’effetto della bevanda dallo stile di vita complessivo delle persone. Tuttavia, nel caso del movimento quotidiano, il disegno sperimentale suggerisce un meccanismo plausibile: la caffeina aumenta temporaneamente l’attivazione, riduce la percezione della fatica e può rendere più probabile il gesto elementare di alzarsi e muoversi.

Qui il collegamento con il camminare è immediato, ma quello con il Mindtrek richiede una distinzione più sottile.

Il Mindtrek non considera il cammino soltanto come una quantità misurabile di passi, calorie o chilometri. Camminare di più può certamente giovare al metabolismo, alla circolazione, alla regolazione glicemica e alla salute cardiovascolare. Ma nel Mindtrek il cammino diventa anche un ambiente epistemico: un modo per osservare come la coscienza costruisce l’esperienza, come l’attenzione viene catturata, come il corpo anticipa il mondo e come la presenza può riemergere sotto il continuo rumore delle interpretazioni.

La caffeina può sostenere alcune componenti dell’attenzione. Studi sperimentali indicano che dosi moderate possono migliorare temporaneamente la vigilanza, la velocità di risposta e l’attenzione sostenuta. (PubMed) Ma vigilanza, attenzione e awareness non sono sinonimi.

La vigilanza è il grado di attivazione del sistema nervoso: quanto siamo svegli, pronti a rispondere e sensibili agli stimoli. L’attenzione selettiva è la capacità di dirigere le risorse cognitive verso un oggetto, escludendone altri. L’awareness, nel senso più vicino alla matrice Dzogchen del Mindtrek, non coincide invece con lo sforzo di concentrarsi. È la capacità di riconoscere l’esperienza mentre accade, senza restringere necessariamente il campo a un solo contenuto e senza identificarsi interamente con ciò che appare.

Il caffè può quindi aumentare l’energia disponibile per prestare attenzione, ma non determina la qualità con cui tale energia viene impiegata. Una persona può essere più sveglia e al tempo stesso più agitata, più reattiva, più dispersa o più assorbita dal proprio dialogo interno. Alcuni studi hanno infatti rilevato che la caffeina può accrescere non soltanto l’allerta, ma anche l’ansia, soprattutto a dosi elevate o nelle persone sensibili. (PubMed)

Questo punto è importante nella prospettiva Dzogchen. La consapevolezza non viene prodotta aumentando indefinitamente l’attivazione. Non è uno stato di ipervigilanza e nemmeno una concentrazione muscolare della mente. È piuttosto il riconoscimento di una lucidità già presente, che può essere oscurata tanto dalla sonnolenza quanto dall’eccessiva eccitazione.

Il Mindtrek lavora precisamente in questa zona intermedia. Il ritmo dei passi, l’alternanza tra movimento e pausa, il silenzio e l’apertura percettiva possono favorire una condizione nella quale il corpo rimane vigile senza irrigidirsi e la mente attenta senza contrarsi. Il cammino diventa allora qualcosa di diverso dalla semplice attività fisica: una regolazione dinamica del livello di attivazione e, contemporaneamente, un laboratorio nel quale osservare la relazione tra attenzione, percezione e coscienza.

Il risultato citato dal Washington Post — mille passi in più nei giorni in cui si beve caffè — ricorda dunque un fatto elementare ma importante: piccoli cambiamenti dello stato corporeo possono modificare concretamente il nostro comportamento. Una lieve crescita dell’energia disponibile può trasformarsi in una maggiore disponibilità a camminare.

Il passaggio successivo, quello che interessa al Mindtrek, è domandarsi: chi cammina, mentre camminiamo? Dove si trova l’attenzione? Siamo presenti al terreno, al respiro e allo spazio, oppure stiamo soltanto trasportando più velocemente le nostre preoccupazioni da un luogo all’altro?

Il caffè può dare impulso al passo. Il cammino può trasformare quell’impulso in esperienza. Ma è la consapevolezza a permettere che l’esperienza diventi conoscenza.

 
 
 

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©2020, Guido Freddi. 

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